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TAKESHIS'

Kitano vs Kitano - VOTO: 3/5

Kitano

Chi ama Kitano lo ama sicuramente anche per la sua vena sado-masochista: penso al personaggio di Beat Takeshi, freddo, senza speranza, da un passato oscuro e spesso destinato ad essere ucciso o a suicidarsi; penso allo stato d’animo di insoddisfatta fascinazione che si genera nello spettatore quando viene privato delle scene clou di un evento, di una sparatoria fondamentale del film. Elementi come questi hanno fatto negli anni lo stile di Kitano, hanno reso il regista giapponese un vero e proprio fenomeno di culto. Con Takeshis’ Kitano rivolge totalmente il suo cinema contro se stesso. In Takeshis’ ogni elemento, ogni cliché della sua cinematografia è portato all’eccesso, fino all’autodistruzione: le scene da “yakuza movie” sono lunghissime, sanguinosissime, rallentatissime,  il montaggio non lineare è estremo, ai limiti e oltre la comprensione delle vicende delle sequenze. Non ci è data nemmeno una trama,  forse un abbozzo, dato dalla storia del “Kitano platinato” che dopo l’incontro col “Kitano moro” sogna di non essere più un commesso ma Lui, Beat Takeshi. Per il resto il film è un'accozzaglia di sequenze oniriche e surreali che riprendono tutta la cinematografia del regista, la smontano, la sbattono in faccia allo spettatore svuotandola di quei significati, portando all’inconsistenza tutto ciò che i fan vi hanno visto e amano.Takeshis’ è un film di nichilismo totale contro il proprio cinema, di disprezzo verso i propri fan (capaci di regalare solo inutili mazzi di fiori con tanto di orride scolopendre all’interno), un’ autodenunica del proprio stile da cui Kitano si sente intrappolato e da cui, nei film precedenti a questo, pare non sapere uscire senza cadere nel manierismo. In una sequenza vediamo Kitano che uccide Kitano: Beat Takeshi stavolta muore davvero o forse non c’è mai stato, alla fine abbiamo solo visto, ammirato, amato Mr Pagliaccio, lo stesso Asakusa Kid che intratteneva, compiaceva gli spettatori nella Tokio degli anni ’60. Kitano ha assassinato, “ha suicidato” il proprio cinema, forse ci aspetta qualcosa di nuovo, forse no, forse niente, ma oramai il dado è tratto: Kitano ha avuto il “coraggio” di sbandierare i suoi/nostri limiti, con un film dai ritmi pesanti, pieno di azione, ma dove in realtà, come in sogno, non succede niente, pieno di personaggi che sono solo spettri di personaggi di altri film. Takeshis’ è dunque un film di nichilismo puro, un film pieno di niente, ma che al tempo stesso ha il medesimo fascino di puntarsi una pistola alla tempia.

(Roberto Bonaiuti)